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Reviews2018-08-06T17:57:16+00:00

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“Piano Classics’comprehensive Rachmaninoiv set is a brilliant showcase of what the label has done so successfully over the last five years – identifying and recording some of brightest talents among today’s exceptional generation of young pianists. With six different musicians involved on these discs there are unevennesses, but none of the playing is less than very good, and some is breathtaking….…Some have been released by Piano Classics as single discs, while some, such as Elisa Tomellini’s busy roundup of Rachmaninov’s early piano pieces, are new.”

The Guardian, 2016 Ottobre

“…. Tomellini shows her core strengths in this repertoire at the outset: The opening beautifully strong but not banged, the turbulence visceral yet not over-sentimentalized… It is in the Lento that she shines, though, embarking with a gorgeous sense of stasis, complete with a sense of foreboding in the left hand as it underpins a mournful melody. This builds this to a simply wonderful climax, all the more powerful through Tomellini’s careful pacing of the movement. She is charming in the Menuetto before doing her best with the finale.. ..her vision penetrates to the core of the piece, . As the listening experience goes on it becomes increasingly clear that Tomellini’s heart and soul are being poured into this project, her script clearly being to raise the profile of these pieces…Tomellini delineating the various strata to perfection….This Prelude bristles with energy under Tomellini’s fingers before a “Mélodie” flows, easily and inevitably. Tomellini’s projection of her left hand under turbulent waters is blissfully judged; the later arrival of peace, depicted by the composer almost in a musical evocation of waves lapping gently at a seashore, is a delight. The more festive Gavotte that closes the set is very much of the salon but, it has to be said, hugely enjoyably so. As a side note, Tomellini manages to deliver the frequently complex textures clearly. The three Nocturnes are glorious youthful outpourings. The first effectively opens out into sunshine, the cascading figures imbued with unstoppable youthful verve by Tomellini. The second Nocturne (in F♯ Minor) is impassioned with an unsettled, thrusting central panel that reveals Tomellini’s superb finger strength. The C-Minor Nocturne is a remarkable mini-edifice, strongly and compellingly given here. If the E-Minor Canon was a composition exercise (it was), it is a remarkably charming one. The F-Major Prelude of 1891  is a perfumed offering, fluent and engaging in this performance. Finally, the Morceaux de salon seems imbued with the Russian soul in Tomellini’s performance… the Valse  rises to a bright, glistening conclusion perfectly rendered both by Tomellini and by the engineers. Infinitely more magical, though, are the Barcarolle and “Mélodie. …..Tomellini’s love for the musical surface shines … She finds wonder in Rachmaninoff’s imagination in the Humoresque, the virtuoso writing towards the end positively brilliant before she locates the still interior of the Romance. The set ends with an effusive Mazurka, impressively dispatched here with great character. Urgently recommended. The recording itself is top-notch; Tomellini’s next release is eagerly awaited.”

Colin Clarke, Fanfare

“…As a lifetime Rachmaninoff aficionado, I really appreciate this record…and I can’t recall enjoying these pieces more.”

James Harrington, American Record Guide, 2017 estate

“… Saluons le travail de la jeune pianiste Elisa Tomellini. Très à son aise dans la passion romantique , elle se montre toujours attentive à la ligne mélodique, même lorsque la musique se complexifie … Une artiste à suivre de près.”

Thomas Herreng

“La pianista ligure ci ha finalmente fatto capire cosa intendeva Schumann, nella celebre recensione dell’opera, quando scriveva che in queste pagine avrebbe potuto trionfare solo chi « saprà suonarle in modo leggero e scherzoso tale per cui esse, come dev’essere, ci scorrano innanzi come scene di un teatro di burattini ». Una giocosa rilassatezza era pienamente avvertibile ad esempio nel Secondo Studio (sul Capriccio n. 17), che la maestria del rubato e un’ammirevole serenità esecutiva hanno saputo sbalzare in tutta la sua teatralità, rimandando semmai all’opera buffa,più che alle marionette. Lo stesso spirito espressivo si rilevava pienamente nel Quinto Studio (La Chasse,dal Capriccio n. 9), ammirevole per l’articolazione su diversi piani espressivi e dinamici, estremamente evocativi, e nella seconda parte del Sesto, magica per la libertà e varietà di atmosfere timbriche: vedi la settima variazione, che ha suggerito stupendamente i colori dei legni richiesti da Liszt. Medesima ricchezza immaginifica caratterizzava il secondo degli Studi da Concerto posti in apertura di concerto, Ridda di gnomi, che la morbidezza esecutiva sottraeva alla tentazione di una chiave di lettura meramente grottesca. Dopo la temibile sezione lisztiana, senza soluzione di continuità (l’intervallo essendo sostituito da una breve introduzione da parte della stessa pianista), si è passati ai quasi altrettanto insidiosi Momenti Musicali di Rachmaninov, sua vera opera-chiave. Splendido già l’iniziale Andantino in Si bemolle minore, assorto e struggente, dove la Tomellini ha saputo ben alternare delicatezza, nostalgia e vigore. Qui e nei due Moments successivi la pianista ha saputo evidenziare la tentazione tristaniana che emerge da certi ritardi armonici, afferrando pienamente la «modernità » tanto strutturale che espressiva del cruciale Andante Cantabile, denso di anelito e forse di rimpianto, conducendo poi la peculiare dialettica interna dell’opera alla sua conclusione con la duplice risposta ai tormenti dei primi quattro brani: la raccolta consolazione del Quinto e il carattere affermativo e quasi ebbro del Sesto Un’esecuzione assieme profonda e spontanea, che rimarrà a lungo, credo, nella memoria degli ascoltatori.”

Roberto Brusotti

“Brava, la giovane Tomellini, brava e accorta…. si getta entusiasta, tecnicamente ed espressivamente pronta…E ora che farà, Elisa? Viste le premesse, forse non si “fermerà” più.”

Piero Mioli, Amadeus, 2017 Settembre

“Interprétation suavement expressive d’Elisa Tomellini”

Diapason, 2017 Giugno

“…Il suo Rachmaninov appare meditato, raffinato nelle soluzioni tecniche, padroneggiato a meraviglia nei passaggi tecnicamente più impegnativi, capace di fraseggi ariosi, profondamente femminile nella resa, ridotto ad affascinanti miniature…” “…Non si può non rimanere incantati di fronte alla partecipe, commossa esecuzione di Astor Piazzolla. In essi l’alternarsi di implacabili scansioni ritmiche ad oasi di iberica malinconia, sono esaltate dalle rielaborazioni della pianista , che mai tradisce lo spirito di questa musica per esteriori esibizioni digitali o sdilinquamenti inopportuni…. Davvero da ascoltare….!

Musica, 2016 Aprile

“…La tenuta è stata esemplare: non un cedimento, non una sbavatura, un crescendo anzi di energia, di vitalità, di concentrazione, sorretti da una lucidità e da un bagaglio tecnico sbalorditivi, tali da permetter una condotta agocica sistematicamente incalzante…Un Rachmaninov capace di coinvolgere e di emozionare profondamente proprio per il suo costante oscillare tra spettacolarità e senso della décadence, tra gestualità e colorismo, tra passionalità e delirio: una ambivalenza che ha toccato il suo culmine nei due brani conclusivi, affrontati sull’onda di quel sensuale lirismo e di quell’ ardore giovanile…”

Claudio Bolzan, Piano Time

“…In molti sono stati colpiti da una pianista le cui esibizioni di Scriabin e Rachmaninov sono infuocate…”

La Stampa, 2010 aprile

“Elisa Tomellini mostra di saper bene cosa significhi suonar piano sul serio, lasciando la nota netta e soffice, perfettamente intelligibile ma inafferrabile…Il fraseggio sa essere frastagliato come un paesaggio, vissuto, non solo dipinto e ammirato, nel mondo poetico dell’artista si trova piena rispondenza per quella plasticità sonora che sembra permeare le sue interpretazioni, fra atmosfere fresche e rarefatte, sicuri appigli, pieni e vuoti, placidi sentieri ed erti passaggi, equilibri di consistenze e volumi differenti.”

Roberta Pedrotti
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